Questo articolo uscirà nello speciale dedicato al progetto Biohunt, sul numero di giugno 2022 di Dimensione Agricoltura
L’agricoltura è la pratica più diffusa su tutto il territorio dell’UE. È quindi di fondamentale importanza che tutto il sistema agricolo sia indirizzato verso pratiche sostenibili. Negli ultimi anni si sono intensificate le discussioni a livello europeo sui legami tra digitalizzazione e ambiente. Diverse strategie inserite nell’ambito del Green Deal europeo, tra cui il nuovo piano d’azione per l’economia circolare, la strategia “Dal produttore al consumatore” e la strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, utilizzano gli strumenti digitali per conseguire i loro obiettivi ambientali e climatici al fine di rispondere alla questione in modo coerente. Il principio cardine del Green Deal è che l’agricoltura di precisione ad indirizzo sostenibile possa rappresentare l’attuazione delle migliori pratiche agronomiche (Best Agricultural Practices, BAP) negli specifici contesti produttivi ai fini del raggiungimento della sostenibilità declinata nei suoi tre pilastri: sociale (rispetto dell’uomo), ambientale (tutela delle risorse naturali,) ed economico (intesa una crescita che migliori la qualità della vita nel rispetto dell’ambiente).
In questo contesto il settore agricolo si posiziona all’interno di una duplice sfida: quella in termini di trasformazione digitale che di transizione verde con lo scopo di adottare delle possibili soluzioni che contribuiscano a creare i necessari ponti tra di esse.
L’agricoltura di precisione, che è basata sulla intelligenza spaziale ovvero il conoscere e gestire ogni singolo elemento (area di suolo, animale, pianta), è prima di tutto un metodo di conduzione puntuale efficace ed efficiente della complessità del sistema agricolo, si avvale prioritariamente di sistemi di identificazione come il GPS o gli RFID, di sensori che possono coadiuvare e aumentare la capacità di controllo degli elementi significativi, di modelli informatici che analizzano automaticamente tali dati nel singolo ciclo ambientale, biologico e tecnico e forniscono all’uomo sintesi che lo aiutano nelle decisioni. Poi fra le tecnologie abilitanti vi sono i sistemi meccatronici che possono controllare parti delle attrezzature di lavoro e sistemi informatici di analisi che sintetizzano i dati fornendo indicatori di processo, utili a orientare le scelte produttive e a comunicare al consumatore quelle che risultano virtuose. Dall’inizio del XXI secolo, la digitalizzazione dei dati storici e la raccolta in tempo reale dei dati inerenti la biodiversità è diventata più popolare in tutto il mondo.
L’integrazione della mappatura digitale e della modellizzazione basata sulla conoscenza di un’area specifica, della tipologia dei terreni e delle condizioni climatiche può fornire un accesso rapido e facile ad una grande quantità di dati ed informazioni preziose per una migliore valutazione dell’idoneità delle colture e dell’uso del suolo. Non solo ma l’utilizzo di “app” basate su smartphone da parte di tutte le parti interessate al mondo agricolo svolge un ruolo cruciale nella digitalizzazione sostenibile del settore agricolo (Mondejar et al., 2021).
La sostenibilità non è solo un tema centrale nel sistema agricolo ma anche nel mondo vitivinicolo ed enologico. L’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (O.I.V.) ha adottato la definizione ed i principi generali di sviluppo sostenibile applicati alla viticoltura come segue: “Un approccio globale commisurato ai sistemi di produzione e trasformazione delle uve, che unisce allo stesso tempo la longevità economica delle strutture e dei territori, la produzione di prodotti di qualità, la presa in considerazione delle esigenze della viticoltura di precisione, i rischi connessi con l’ambiente, la sicurezza dei prodotti, la salute dei consumatori e la valorizzazione del patrimonio, aspetti storici, culturali, ecologici ed estetici.”
Nell’ambito di queste sfide di sostenibilità, il progetto BioHunt aveva l’obiettivo di creare una piattaforma spaziale multilayer (Hub digitale) che incorporasse dati ambientali, culturali, tecnici e relativi alla biodiversità tipici delle esigenze della viticoltura di precisione sostenibile per valorizzare una delle principali zone di produzione di vini di alta qualità del Centro Italia, la Val D’Orcia.
Per raggiungere l’obiettivo generale, sono state attuate tre azioni chiave: (1) monitoraggio e tracciabilità dei processi produttivi; (2) digitalizzazione delle informazioni georeferenziate; infine, (3) creazione di un hub digitale per la raccolta dei big data.
Lo studio ha coinvolto dieci aziende vinicole in cui è stata introdotta un’applicazione desktop e smartphone per monitorare e raccogliere i dati aziendali, analisi del suolo ed indici di biodiversità. I dati geografici relativi all’area della Val D’Orcia sono stati acquisiti attraverso lo strumento WebGIS della Regione Toscana, GEOscopio. La “app” ha incluso anche parametri agro-ambientali e i dati catastali riferiti a ciascuna coltivazione. Inoltre, il monitoraggio dei vigneti è stato effettuato in alcune aziende campionarie per acquisire dati sulla biodiversità, secondo i protocolli elaborati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dall’ Observatoire Agricole de la Biodiversitè (OaB).
I dati raccolti sono stati organizzati in strati sulla piattaforma, interpolati per creare mappe tematiche e prescrizione shapefiles per creare sistemi di supporto alle decisioni (D.S.S.).
L’Hub digitale e, in particolare, lo sviluppo della “app” mobile costituiscono un caso su una vasta area di agricoltura di precisione sostenibile per la cantina di un’area della Val D’Orcia incentrata sugli obiettivi di biodiversità.
Inoltre, il sistema implementato fornisce utili suggerimenti di gestione dei big data che rappresentano un obiettivo a medio termine obbligatorio per una gestione “smart” del settore agricolo richiesto dalle politiche comunitarie E.U.
